Angelo Elli

Claudio Barbier est présent sur le site didactique – quasi encyclopédique –  d’Angelo Elli :

Claude Barbier – (1938 – 1977)

(Etterbek, Belgio 1938 – Ardenne 1977). Claude Barbier. Alpinista dal carattere difficile e dalla complessa personalità, divenne per il suo ardimento una figura di spicco nell’ambiente alpinistico bellunese e trentino. In Dolomiti aprì una quarantina di vie nuove (fra l’altro sulla Marmolada d’Ombretta, Cima d’Ambièz, Torre del Lago) e praticò ai massimi livelli l’alpinismo in solitaria. Il primo export è del 1959, con la solitaria della via Cassin alla Cima Ovest di Lavaredo. Seguiranno le prime solitarie della via Andrich a Punta Civetta e della via Carlesso alla Torre di Valgrande nel 1961, della via Comici alla Civetta nel 1962, della via Ratti alla Torre Venezia nel 1963.

Percorrendo i moderni concatenamenti e l’alpinismo di velocità salì nel 1961, in quindici ore e da solo, le cinque pareti Nord delle Cime di Lavaredo. Fuori dalle Dolomiti, è del 1970 la prima solitaria della via Cassin sulla parete Nordest del Pizzo Badile.

Claude Barbier è ricordato anche come uno degli «inventori» dell’espressione en jaune, che gli arrampicatori francesi usano per indicare il superamento di passaggi senza usare per la progressione i chiodi infissi: pare che, su una parete del Belgio, polemizzando con chi faceva uso troppo spregiudicato dell’arrampicata artificiale, allora di moda, egli abbia affermato che avrebbe dipinto di giallo tutti i chiodi che dovevano servire solo per la sicurezza, sfidando così in abilità e coraggio i concorrenti.

Il belga Claude Barbier (caduto nel maggio 1977 durante un’esercitazione di palestra nelle Ardenne), è certamente uno degli scalatori solitari più audaci e preparati che mai siano esistiti.

Di lui si ricorda soprattutto un’impresa che ha del fantastico e dell’incredibile: nel 1961, in un solo giorno, egli superò da solo, una dietro l’altra Le vie Cassin sulla Ovest di Lavaredo, Comici alla Grande, Preuss sulla Piccolissima, Dulfer sulla Punta Frida e Innerkofler sulla Cima Piccola.


1957 – Uno sconosciuto belga, di nome Claude Barbier, inizia la danza delle sue solitarie, nate dalla mancanza cronica di compagni e da sue esigenze caratteriali. La sua prima solitaria è la salita del Campanile di Brabante nel gruppo del Civetta.

1957 – Claude Barbier con Diether Marchart, Walter Philipp e Dieter Flamm attaccano la Civetta per realizzare una via nuova sulla Punta Tissi. A metà parete Diether Marchart è ferito da una caduta di sassi, cosicché lui e Claude Barbier sono costretti a scendere, lasciando Walter Philipp e Dieter Flamm a terminare la via: diventerà una delle più grandi classiche delle Dolomiti e Claude Barbier ne farà la prima ripetizione.
Sulle quaranta lunghezze piantano 44 chiodi, più 43 di sosta, e solo con le ripetizioni successive appariranno dei chiodi a pressione. La via è fortemente voluta in “libera” vera, pochissimi, infatti, risultano i passaggi in artificiale.

1959 – Ritorna alla ribalta il belga Claude Barbier, che compie la seconda solitaria della via Cassin alla Cima Ovest di Lavaredo.

1961 – 14/16 agosto. Claude Barbier e Toni Masè, tracciano un itinerario nuovo per la parete Est della Cima d’Ambiez – (via Barbier-Masè), che dedicarono alla memoria di Helmut Albrecht, deceduto il 15 giugno-1961 nelle Ande, che effettuò un tentativo nel 1960. Dislivello circa 350 m; chiodi usati 50, esclusi quelli di sosta. Arrampicata mista (libera e artificiale) sostenuta. Difficoltà: VI°-. A2. – Catena d’Ambiez – Gruppo di Brenta – Dolomiti di Brenta.

1961 –25 agosto. E’ una data destinata a rimanere storica. Il Fuoriclasse Claude Barbier concatena in giornata 5 vie nella zona delle Tre Cime di Lavaredo.
Le motivazioni che sospingono a tanto non sono solo le necessità di emergere per soldi o sponsor (come per le attuali generazioni), ma anche la casualità, la fantasia.
Claude Barbier intende fare la prima ripetizione solitaria di una via alla Cima Grande di Lavaredo.
Purtroppo Bepi Reider, il custode del Rifugio Locatelli, lo informa che quella solitaria è appena stata portata a termine.
Claude, con il suo carattere introverso, facilmente rattristabile, imprevedibile ed anticonformista, profonda deluso in una nera meditazione. Solo più tardi annuncia trionfante: «Se è così, vi faccio vedere qualcosa di nuovo, qualcosa che non avete mai visto.».
Ecco il resoconto fatto dalla sua compagna, Anna Lauwaert: «Come sempre era senza soldi e la sua grande preoccupazione era di riuscire a capire se poteva arrischiare i suoi ultimi spiccioli per offrire il caffè.». Col suo tipico spirito ironico, decise di concedersi ogni capriccio, perché se avesse fallito nella sua impresa non avrebbe più avuto bisogno di soldi, mentre se l’avesse portata a termine avrebbe riscosso un tale successo da non avere più il problema del denaro.
Quindi, il 25 agosto 1961 Claudio attaccò e mandò più tardi a Marino Stenico una cartolina con questo eloquente orario:
Cima Ovest, Via Cassin seconda solitaria ore 5,20/8,18 discesa 8,30/9,30.
Cima Grande, Via Comici, ore 10,10/13,10.
Piccolissima, Via Preuss, 14,45/15,55.
Punta Frida, Via Dülfer, 16,30/17,30.
Cima Piccola, Via Innerkofler, 17,55/18,25.
Vale a dire che aveva percorso, in sette ore e cinque minuti, millesettecentocinquanta metri di arrampicata, anzi tremilacinquecento, se si contano le salite e le discese… Questo fu il primo grande enchainement – concatenamento – della storia dell’alpinismo.
Per farci un’idea dei cambiamenti dei tempi ascoltiamo Marino Stenico che descrive un suo incontro con Claude Barbier sotto il Campanile Basso di Brenta: «L’indomani mattina, quando scendo in sala, Claudio sta già facendo colazione, siamo i primi (….). Lo accompagno fino alle rocce dello Spallone. Vuole salire da solo la via Graffer. Guardo come è vestito: non ha maglione, si rimbocca le maniche ed i pantaloni, come materiale non vedo altro che i lacci delle scarpe. Quasi rispondendo al mio stupore, rovescia le fodere delle tasche con un sorriso.».

1964 – 26 luglio. Michel Vaucher con la moglie Yvette Vaucher; Claude Barbier con Marco Dal Bianco effettuano la 2° ripetizione al Gran Diedro Nord della Brenta Alta. – Catena degli Sfulmini – Gruppo di Brenta – Dolomiti di Brenta.

1964 – 2 agosto. Claude Barbier e Marco Dal Bianco effettuano la 2° ripetizione nel Massiccio della Tosa della vetta Torre Gilberti da Nord-Ovest (via Diretta). – Gruppo di Brenta – Dolomiti di Brenta.

1964 – 6 agosto. Claude Barbier compie la 1° solitaria della parete Nord-Est della Cima Tosa (via Fratelli Detassis), con una bella arrampicata di soddisfazione e di notevole interesse alpinistico. Qualche tratto (traversate), l’itinerario non è semplice da trovare. Roccia ottima, salvo nella parte inferiore. Salita da effettuarsi a fine stagione, quando le fessure e i camini sono più asciutti. Dislivello 700 m; chiodi usati 27, lasciati 10. Difficoltà di V continuo. – Massiccio della Tosa – Gruppo di Brenta – Dolomiti di Brenta.

1964 – 8 agosto. Claude Barbier e G. Hànig effettuano la 2° ripetizione della Via Diretta di (Livanos-Vaucher-Lepage) sul Crozzon di Brenta nel Massiccio della Tosa per la parete Ovest. – Gruppo di Brenta – Dolomiti di Brenta.

1965 – 30 agosto. Claude Barbier e Jean Bourgeois sulla parete Nord-est della Cima Tosa tracciano fra le vie Detassis 1933 e 1962, una bellissima via “Barbier” con un interessante arrampicata su roccia ottima specialmente nella parte superiore. Altezza circa 750 m; chiodi usati 6, di cui 5 lasciati per le soste. Difficoltà: circa 400 m di IV e IV+, il resto II e III. – Massiccio della Tosa – Gruppo di Brenta – Dolomiti di Brenta.

1966 – 30/31 luglio. Dietrich Hasse e Heinz Steinkötter salgono per la parete Est la Cima d’Ambiez nel Gruppo di Brenta, hanno intenzione di aprire una via completamente in artificiale, con solo una parte iniziale in libera. Incontrano Claude Barbier che è in giro da solo e demoralizzato, lo invitano a partecipare. Claude Barbier è titubante, ma visto che non ha nulla di meglio da fare, si aggrega come …”ospite”. Aprono così, con l’apatico Claude Barbier fanalino di coda, la via degli Strapiombi. – Catena d’Ambiez – Dolomiti di Brenta.

1968 – Claude Barbier con gli amici Almo Giambisi e Carlo Platter, aprono la via Del Drago sul Lagazuoi Nord. La via, 300 metri di parete verticale e bellissima, offre alcune lunghezze di 5° e 6° grado interamente percorse in libera.

1969 – Nel suo articolo del 1968 (L’assassinio dell’impossibile) Reinhold Messner indicava come esempio di abuso di mezzi artificiali la via Degli Strapiombi di Hasse-Steinkotter-Barbier alla Cima d’Ambiez. Proprio quella realizzazione a cui Claude Barbier, come abbiamo visto, aveva partecipato casualmente e passivamente. Claude rimase molto scosso dalle dure critiche di Messner, che nell’articolo esprime idee e giudizi proprio eguali a quelli stessi che Barbier difende da anni. Quest’ultimo non può allora che condividere ed apprezzare i contenuti, pur sentendosi ferito nell’animo.
Claude Barbier, con la sua solita ironia, inizia ad appassionarsi a tutta la letteratura, anche fumettistica, che tratti o riproduca come soggetto un drago.

1970 – Claude Barbier realizza la prima solitaria della via Cassin sulla parete Nordest del Pizzo Badile.

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